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CAPOLIVERI

Sorta in un'area ricca di
testimonianze archeologiche di epoca romana, Capoliveri si trova
citata fin dal XIII secolo, quando risulta sede di una chiesa
plebana. Fortificata dai pisani, passò alla fine del Trecento sotto
la signoria piombinese degli Appiani. Nel Cinquecento subì i
ripetuti assalti dei pirati saraceni. A partire dal XVII secolo ha
fatto parte della comunità di Longone (poi Porto Longone e ora Porto
Azzurro), fondata dagli spagnoli: questi ne mantennero il governo
fino al 1801, anno in cui il re di Napoli trasferì il territorio ai
francesi, che dominavano già in tutta la Toscana e in parte
dell'isola d'Elba. Nel 1815, dopo la sconfitta di Napoleone,
Capoliveri fu annessa al granducato di Toscana, di cui ha fatto
parte fino all'unità d'Italia.
Nel
passato l'economia di Capoliveri si basava
principalmente sullo sfruttamento delle miniere di ferro, molto
probabilmente conosciute e utilizzate fin dall'epoca romana, e sulla
produzione di cereali, uva e ortofrutticoli, oggetto anche di
commercio con il continente. Oggi queste due antiche attività non
assicurano più il reddito ai suoi abitanti: l'estrazione del
minerale è cessata e l'agricoltura, sebbene continui a fornire
limitati quantitativi di frutta e uva per vini di qualità, occupa
solo il 7% della popolazione attiva. La riconversione delle attività
economiche è avvenuta anche qui, come in quasi tutti i comuni
dell'isola d'Elba, attraverso lo sfruttamento delle risorse locali
di richiamo turistico.
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